Diabetologia
Una malattia autoimmune che oggi si gestisce con strumenti molto più precisi di ieri.
Nel diabete di tipo 1 l'organismo smette di produrre insulina. La cura la sostituisce dall'esterno e tiene la glicemia sotto controllo, giorno per giorno.
L'insulina è l'ormone che regola lo zucchero nel sangue e permette alle cellule di usarlo come energia. La producono alcune cellule del pancreas, dette cellule beta.
Nel diabete di tipo 1 il sistema immunitario, per errore, attacca e distrugge proprio queste cellule. Senza insulina lo zucchero si accumula nel sangue (iperglicemia).
A causarlo sono anticorpi che aggrediscono l'organismo stesso, non l'alimentazione o la sedentarietà.
Di solito in bambini, adolescenti e giovani adulti. Per questo in passato lo si chiamava diabete giovanile, o insulino-dipendente.
Poiché il pancreas non produce più insulina, la terapia consiste nel somministrarla ogni giorno, con iniezioni sotto la pelle, e nel controllare costantemente la glicemia.
Oggi questo controllo può essere affidato a sensori che misurano il glucosio in continuo e a sistemi automatizzati che regolano la somministrazione di insulina.
Le cure più recenti non si limitano a tenere a bada la glicemia: puntano alla causa, cioè alla reazione del sistema immunitario, con l'obiettivo di proteggere le cellule beta e conservare il più a lungo possibile la produzione naturale di insulina.
È un anticorpo monoclonale, il primo trattamento approvato dall'Agenzia europea per i medicinali per ritardare la comparsa del diabete di tipo 1 nelle persone a rischio o in fase iniziale, quando la malattia non dà ancora sintomi. Blocca i linfociti T, le cellule immunitarie che distruggono le cellule beta, e può rimandare l'esordio della malattia di alcuni anni.
Sono ancora in fase di sperimentazione. Una di queste linee di ricerca usa cellule staminali del paziente, modificate in laboratorio, per "rieducare" il sistema immunitario a non attaccare le cellule che producono insulina.